In fondo siamo solo mosaici
di vetro
traballanti,
cerchiamo di tenere insieme i pezzi
e non sempre ci riusciamo
e quando cadiamo
andiamo in mille pezzi,
e facciamo un gran rumore.
In fondo siamo solo mosaici
di vetro
traballanti,
cerchiamo di tenere insieme i pezzi
e non sempre ci riusciamo
e quando cadiamo
andiamo in mille pezzi,
e facciamo un gran rumore.
È come se recitassi una parte
cambiassi maschera per ogni occasione,
chi sono in Realtà?
Non risolverò niente in disparte
e se fosse tutta una grande illusione,
quale è la Realtà?
È venuto il momento di scoprire le carte
vediamo a chi toccherà la delusione,
farà male la Realtà?
Lo senti?
Il fragore delle onde del mare
che si infrangono sugli scogli,
la frequenza si intensifica
e il rumore cresce,
si fa sempre più vicino…
Finché non mi trovo circondata
dall'acqua
su una piccola barchetta
che non so comandare.
Le onde mi sballottato
a destra
a sinistra
provo a tirare delle corde,
ma è inutile,
non la so governare.
L'immensità dell'Oceano all'orizzonte,
speriamo che il Vento mi sia favorevole.
Vivo la vita in punta di piedi,
quando passo non faccio rumore,
quando entro chiedo il permesso.
Vivo la vita in punta di piedi,
non urlo per prevaricare,
non spintono per prendere il posto migliore.
Vivo la vita in punta di piedi,
ma questo non vuol dire che non me la sappia cavare.
Vorrei anche io camminare a testa alta per la strada fra la gente,
vorrei non aver paura del giudizio degli altri,
di fare ciò che voglio davvero;
mi piacerebbe sentirmi libera e serena,
non farmi condizionare.
Vorrei anche io essere immune al dolore dilagante,
impresso,
nelle espressioni che non gli sfuggono.
E vorrei essere una persona migliore:
far affogare tutte le mie imperfezioni,
legare le mie paure a palloncini e lasciarle volare via,
finché non scompariranno all’orizzonte.
E se mi guardo allo specchio vedo il mio più grande limite.
Ma,
se piano mi sollevi il mento
e mi guardi negli occhi,
capisco che tutto questo è possibile,
ma non da sola.
Perché guardi il cielo con tanta nostalgia?
Amavo le persone:
ho permesso loro di aggrapparsi a me nell'oscurità,
mi sono caricata le loro sofferenze e incertezze.
Ma le mie ali non hanno retto un carico così pesante.
Si sono strappate e sono precipitata
quaggiù.
Volevo salvare tutti,
sono caduta soltanto io.
Ho dato tutto
alle persone sbagliate.
Ho perso tempo
dietro a sagome insulse.
Ho rincorso affannandomi
miti evanescenti.
Adesso non mi rimane niente,
se non un vuoto dentro.
ll fuoco non brucia in eterno,
muore,
con la legna acerba.
A volte,
ho paura di perdermi.
A volte,
ho paura che i fantasmi del passato
corrano più veloce di me.
A volte,
mi sento incompleta.
Forse io non sono abbastanza
per me.
E piango;
per tirar fuori quello ch'io dentro tengo.
L' abbondante lacrima scivola lungo la guancia liscia,
lasciando il segno del suo passaggio doloroso
nel rosso vivido al margine dello specchio
che nulla nasconde.
Eppur nessuno si accorge di come stia veramente:
il sorriso mi calza perfettamente.